Quadro macroeconomico – Settembre 2026
Aggiornamento al 14 settembre 2026. Il quadro macroeconomico internazionale continua a mostrare una crescita complessivamente resiliente, ma caratterizzata da forti elementi di incertezza. Le tensioni sul mercato energetico, l’evoluzione dell’inflazione e le scelte delle principali banche centrali restano i principali fattori da monitorare, mentre gli utili societari continuano a fornire un importante sostegno ai mercati azionari.
La crescita globale rimane positiva. Negli Stati Uniti migliorano lavoro e credito, ma immobiliare e sentiment restano fragili. L’inflazione mantiene la Federal Reserve sotto pressione, mentre in Europa la BCE deve confrontarsi soprattutto con il rischio energetico. Gli utili societari rimangono solidi sia negli USA sia in Europa.
La congiuntura globale resta positiva, ma aumentano i rischi legati all’energia
Gli indicatori internazionali continuano a descrivere un’economia mondiale in espansione. L’indice dell’attività economica globale si mantiene in territorio positivo, pur mostrando un rallentamento legato alla ripresa delle tensioni sul petrolio e alla situazione geopolitica nello Stretto di Hormuz.
I PMI compositi confermano una dinamica particolarmente favorevole negli Stati Uniti, dove l’indicatore ha raggiunto 56 punti ad agosto rispetto ai 54,5 di luglio. Anche la Cina mostra un’accelerazione, con il PMI composito salito da 50,8 a 52,1, mentre l’Eurozona rimane stabile a 52 punti.
Stati Uniti: migliora il quadro congiunturale
L’indicatore sintetico DB&B sulla congiuntura statunitense migliora sensibilmente rispetto al mese precedente, passando da una valutazione neutrale a un valore pari a +2.
Il miglioramento è sostenuto soprattutto dal mercato del lavoro e dal credito. L’occupazione temporanea torna a crescere, le job openings rimangono sopra la media e i piani di assunzione delle piccole imprese risultano in miglioramento. Anche il momentum del mercato del lavoro misurato dalla Kansas Fed torna positivo.
Permangono tuttavia alcuni elementi di fragilità. Il tasso di disoccupazione, pur scendendo al 4,13%, rimane superiore alla soglia individuata dal modello; il vacancy rate scende sotto il 4,5% e la crescita complessiva dell’occupazione resta debole.
Il credito rappresenta invece una componente più favorevole. Migliorano gli standard di concessione alle piccole imprese e soprattutto cresce la domanda di finanziamenti da parte delle aziende, con la domanda netta di prestiti commerciali e industriali salita al 16,1%.
L’immobiliare rimane il principale punto debole
Il settore immobiliare costituisce l’area di maggiore attenzione. Gli indicatori FHFA mostrano una dinamica negativa sia a tre sia a sei mesi, mentre alcuni indicatori Case-Shiller evidenziano un indebolimento del mercato residenziale.
Nel complesso, i rischi recessivi di breve periodo risultano contenuti, ma non emerge ancora una vera riaccelerazione del ciclo economico statunitense.
Federal Reserve: l’inflazione continua a suggerire prudenza
La dinamica dei prezzi continua a rappresentare uno dei principali problemi per la politica monetaria statunitense. Secondo la specificazione della Taylor Rule analizzata nel rapporto, il livello dei Fed Funds risulterebbe ancora inferiore a quello indicato dai fondamentali economici.
Anche i dati sui prezzi alla produzione collegati ai consumi personali confermano la persistenza delle pressioni inflazionistiche. Ad agosto il PPI relativo ai consumi personali è aumentato dello 0,4% mensile, spinto soprattutto dal forte incremento dei prezzi energetici.
Particolarmente rilevante è la componente core, che rimane superiore sia all’inflazione core PCE sia al core CPI. Il rischio è quindi che le pressioni sui prezzi continuino a trasferirsi progressivamente sull’inflazione al consumo.
Il costo del debito societario rimane sostenibile
Nonostante il livello elevato dei tassi, il quadro finanziario delle imprese statunitensi non mostra al momento segnali di stress sistemico.
Il confronto tra il costo del debito high yield e la crescita nominale del PIL rimane leggermente positivo, ma è in diminuzione e molto distante dai livelli osservati durante le principali crisi finanziarie.
Il quadro appare ancora più favorevole confrontando il costo del finanziamento con la crescita degli utili societari. La forte dinamica dei profitti consente infatti alle imprese di assorbire il maggiore costo del debito, mantenendo capacità di investimento, occupazione e servizio del debito.
Intelligenza artificiale: investimenti enormi e aspettative altrettanto elevate
Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale continuano a rappresentare una componente fondamentale del ciclo economico statunitense.
Gli investimenti previsti per il 2027 da parte dei principali hyperscaler – Microsoft, Amazon, Google, Meta e Oracle – raggiungono complessivamente circa 1.000 miliardi di dollari e dovrebbero rimanere su livelli molto elevati anche negli anni successivi.
Una parte rilevante di questi investimenti verrà finanziata attraverso emissioni obbligazionarie, contribuendo potenzialmente a mantenere elevati i rendimenti sul mercato dei bond.
Il tema centrale rimane la capacità delle società tecnologiche di generare una crescita dei ricavi sufficiente a giustificare livelli di investimento così elevati.
Gli utili continuano a sostenere il mercato azionario USA
Il quadro degli utili dell’S&P 500 rimane particolarmente favorevole. Per il terzo trimestre 2026 gli analisti prevedono una crescita degli utili del 28,5% su base annua e una crescita dei ricavi dell’11,9%.
L’aspetto più significativo è rappresentato dalla tenuta delle stime durante il trimestre: anziché essere riviste progressivamente al ribasso, le aspettative sugli utili sono state ulteriormente aumentate.
Energy, Information Technology e Financials sono i settori che hanno contribuito maggiormente alle revisioni positive, mentre Materials, Consumer Staples e Health Care presentano una dinamica più debole. Tutti gli undici settori dell’S&P 500 risultano comunque attesi in crescita degli utili su base annua.
Il P/E forward a dodici mesi si è nel frattempo ridotto verso quota 19,5: un livello inferiore alla media degli ultimi cinque anni, ma ancora leggermente superiore alla media decennale. La riduzione del multiplo deriva soprattutto dalla crescita degli utili attesi, più rapida rispetto a quella dei prezzi azionari.
Eurozona: crescita resiliente nonostante lo shock energetico
L’economia dell’Eurozona ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese rispetto agli effetti del conflitto in Medio Oriente e dell’aumento dei costi energetici.
La crescita reale del PIL ha sorpreso positivamente nel secondo trimestre del 2026 e gli indicatori congiunturali continuano a segnalare un’espansione nel breve periodo.
Nel medio termine la BCE prevede che la domanda interna possa beneficiare della crescita dei redditi reali, della solidità del mercato del lavoro e dell’aumento della spesa pubblica destinata alle infrastrutture, alla difesa e agli investimenti collegati all’intelligenza artificiale.
Gli utili delle imprese europee rimangono solidi
Anche il quadro societario europeo rimane favorevole. Con circa l’83% delle società dello STOXX 600 che ha pubblicato i risultati del secondo trimestre, la crescita complessiva degli utili risulta vicina al 20%, mentre la crescita dei ricavi si colloca intorno al 9,5%.
Il P/E dello STOXX 600 calcolato sugli utili attesi a dodici mesi si colloca intorno a 14,5, confermando l’aumento delle valutazioni osservato a partire dai minimi del 2023.
BCE: il prezzo del gas rimane una variabile decisiva
La dinamica del prezzo dell’energia, e in particolare del gas naturale, rappresenta una delle principali variabili per le prossime decisioni della BCE.
L’Europa rimane fortemente dipendente dalle importazioni di gas e il suo prezzo continua a esercitare un’influenza rilevante sul costo dell’elettricità per imprese e famiglie.
La Taylor Rule applicata all’Eurozona indica un tasso teorico vicino al 3,93%, superiore all’attuale tasso sui depositi della BCE. Questo non implica necessariamente nuovi rialzi dei tassi, ma evidenzia come l’evoluzione dell’inflazione rimanga determinante per le prossime decisioni di politica monetaria.
Cina: l’export sostiene la crescita
L’economia cinese continua a fare affidamento soprattutto sulle esportazioni per compensare una domanda interna meno dinamica.
Ad agosto il valore delle esportazioni è cresciuto del 25% su base annua. Una parte importante della crescita deriva dai settori tecnologici: circuiti integrati, computer e componentistica informatica rappresentano quasi la metà dell’incremento complessivo.
Anche il settore automobilistico continua a mostrare una forte crescita delle esportazioni, consentendo ai produttori cinesi di compensare almeno in parte la debolezza delle vendite sul mercato domestico.
Parallelamente, l’inflazione alla produzione è risalita al 3,8%, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi internazionali del petrolio e dei metalli non ferrosi.
Conclusioni
Il quadro macroeconomico di settembre rimane complessivamente favorevole, ma con un equilibrio più delicato rispetto ai mesi precedenti.
Negli Stati Uniti la crescita continua a essere sostenuta dagli utili societari, dal credito e dalla tenuta del mercato del lavoro, mentre immobiliare e inflazione rappresentano i principali elementi di rischio. In Europa la crescita rimane resiliente, ma l’evoluzione dei prezzi energetici continuerà a influenzare in modo decisivo le scelte della BCE.
La Cina continua invece a trovare nell’export, soprattutto nei settori tecnologici e automobilistici, il principale strumento di compensazione della debolezza della domanda interna.
Nel complesso, il ciclo economico rimane espansivo, ma la combinazione di inflazione, prezzi energetici elevati e politiche monetarie ancora restrittive suggerisce di mantenere un approccio prudente nella valutazione delle prospettive dei mercati finanziari.
