Asset Allocation 2026
Asset Allocation per il 2026
Le Previsioni del Fondo Monetario a Gennaio 2026
- Nelle ultime previsioni del FMI la crescita del PIL mondiale nel 2025 è confermata al +3,3%, come nel 2024, per la frenata degli USA (-0,7% sul 2024) e la tenuta della Cina (5% come nel 2024), mentre l’Eurozona e il Giappone migliorano (rispettivamente di +0,5% e +1,3% rispetto al 2024).
- Nel 2026 il PIL mondiale, in uno scenario in cui continuano ad attenuarsi gli effetti dei maggiori dazi, dovrebbe comunque crescere al 3,3%, nonostante il rallentamento di Cina (-0,5%) e Giappone (-0,4%), grazie al recupero degli USA (+0,3%) e la tenuta della Zona Euro (-0,1%). In rallentamento anche i prezzi di commodity e di inflazione.
Le previsioni per gli USA della FED
- Nell’ultima riunione dell’anno, il 10/12/2025, la FED ha pubblicato i dati delle previsioni dei principali indicatori usati per la definizione della politica monetaria americana. Grazie alla tenuta economica globale, la crescita del PIL nel 2026 è prevista al +2,3% nello scenario mediano, in miglioramento rispetto alle previsioni di settembre (+1,8%). La disoccupazione rimane sul 4,4%, mentre l’inflazione PCE è rivista al ribasso (dal 2,6% al 2,4%) così come quella Core PCE (dal 2,6% al 2,5%). In questo quadro di crescita e di inflazione, i FED Funds per il 2026 rimangono sul 3,4% e su tutto l’orizzonte di previsione non scendono sotto il 3,1%.
USA - Un tema aperto, il mercato del lavoro
- Le offerte di lavoro continuano a diminuire, 6,5 milioni a dicembre il livello più basso dal 09/2020 e ben al di sotto delle aspettative di mercato. Ciò indica un raffreddamento del mercato del lavoro, con notevoli diminuzioni nei servizi professionali e nel commercio al dettaglio. Le offerte di lavoro sono il 3,9% del totale dei posti di lavoro, il nuovo minimo dopo il 4,2% di novembre.
- La disoccupazione in aumento e la discesa del tasso di dimissioni stanno consentendo ai datori di lavoro di avere il sopravvento nella determinazione dei salari. Il saldo netto delle piccole imprese che hanno aumentato i salari nell’indagine NFIB è diminuito molto, in linea con la dinamica dell’indice del costo del lavoro nel settore privato (ECI). L’effetto ricchezza per il rialzo di Borsa non può contrastare a lungo l’incertezza del mercato del lavoro nel definire il grado di fiducia delle famiglie
Le previsioni della BCE di dicembre
- Nelle ultime previsioni della BCE, le attese per il PIL 2026 rispetto a settembre migliorano di 0,2%, grazie alla spesa pubblica (+0,4%) e gli investimenti (+0,5%), mentre i consumi privati sono rivisti al ribasso (-0,1%) e il saldo commerciale, seppure in miglioramento, conferma il contributo negativo alla crescita del PIL (-0,3%) stimato a settembre.
La congiuntura nell’Eurozona: la view della BCE di dicembre 2025
- Per la BCE, la crescita media annua del PIL reale dovrebbe attestarsi all’1,4% (1,3% accettando le stime ufficiali del PIL irlandese) nell’orizzonte di proiezione, sostenuta dal reddito disponibile reale, dal calo dell’incertezza, dalla domanda estera e dagli stimoli fiscali legati alla spesa per la difesa e le infrastrutture. Gli stimoli fiscali, attribuibili principalmente alla Germania, dovrebbero dare impulso alla crescita del PIL nel medio termine, stimato pari a +0,5% entro il 2028, con il maggiore impatto previsto nel 2026-27.
- Le stime per i prezzi del petrolio sono state riviste al ribasso per la domanda più debole. In crescita invece il prezzo del gas per il permanere della sanzioni alla Russia. L’effetto sul prezzo dell’energia elettrica dovrebbe però essere nel complesso favorevole. I tassi a breve in questo scenario non dovrebbero quindi subire variazioni significative.
Eurozona - Inflazione sotto controllo
- Il ritorno dell’inflazione all’obiettivo della BCE le ha consentito di ridurre i tassi dopo un lungo periodo di politica restrittiva. La politica fiscale è diventata moderatamente espansiva, grazie ai 1.000 mld. destinati dalla Germania alle infrastrutture e la difesa, dopo un decennio di austerità. Infine, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti si sono attenuate grazie al nuovo accordo commerciale. Questi fattori favoriscono una crescita stabile e con bassa inflazione. Tuttavia, questo scenario potrebbe trasformarsi in una contrazione se l’economia statunitense entrasse in recessione nel 2026, per il probabile calo delle esportazioni e l’inasprimento delle condizioni finanziarie.
- Per altro le famiglie pur avendo il più basso tasso di debito sul PIL (50,8%) dal 2016 non hanno ancora recuperato i livelli di fiducia pre-Covid.
Le previsioni dell'OCSE per la Cina
- Nelle ultime previsioni dell’OCSE di dicembre la crescita economica cinese rallenterà al 4,4% nel 2026 e al 4,3% nel 2026, questa è la prima volta che l’OCSE si attende una frenata della crescita cinese sotto il 5%. La crescita del PIL non sarà più trainata dalla domanda estera, le esportazioni nette sono attese crescere solo dello 0,3%, mentre la domanda interna dovrebbe rappresentare il principale sostegno al PIL in tutto l’orizzonte della previsione. I consumi saranno però frenati dall’elevato risparmio precauzionale e dall’effetto di recupero del programma di rottamazione che ha portato ad anticipare nel 2025 gli acquisti di beni durevoli per beneficiare di prezzi più bassi.
Due temi che condizioneranno la congiuntura in Cina: utili e occupazione
- Il tasso di utilizzo della capacità industriale cinese è sceso al 74,9% nel quarto trimestre del 2025 dal 76,2% dello stesso periodo dell’anno precedente. Per l’intero 2025, l’utilizzo della capacità è stato in media del 74,4%, in calo di 0,6 % rispetto al 2024, confermando la tendenza alla riduzione degli ultimi anni. Di conseguenza gli utili delle imprese nel 2025 calano dello 0,4%, il quarto anno consecutivo di caduta (-3,4% nel 24, -8,5% nel 23, -3,6% nel 22), anche per l’intensa concorrenza e la debolezza della domanda interna.
- Il mercato del lavoro mostra sempre più segni di debolezza, le attese occupazionali e reddituali sono sui minimi, ben lontane dalle medie di lungo periodo, mentre la disoccupazione giovanile è al 16,5% (14,3% in UE, 10,4% in USA). Queste incertezze, unite all’ulteriore discesa del prezzo delle case (-2,7% a dicembre 2025 su base annua), gravano sulla fiducia dei consumatori, sempre pesantemente in area negativa.
Un quadro macro costruttivo ma con i mercati azionari sui massimi
- Le previsioni di consenso confermano che la crescita globale rimarrà resiliente e intorno al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, ovvero tassi simili al risultato stimato per il 2025. Questa performance stabile risulta però dall’equilibrio di forze divergenti.
- Le difficoltà derivanti dai cambiamenti nelle politiche commerciali dovranno essere compensate dai vantaggi derivanti dall’aumento degli investimenti legati alla tecnologia, compresa l’intelligenza artificiale, aumento che ci si attende più marcato in Nord America e in Asia che in Europa, nonché dal sostegno fiscale e monetario, dalle condizioni finanziarie ampiamente accomodanti e dall’adattabilità del settore privato al nuovo contesto degli scambi mondiali.
- In particolare la politica fiscale nelle economie avanzate, Germania (+3% del PIL potenziale), Giappone (+2%) e Stati Uniti (+4% del PIL potenziale), dovrebbe essere espansiva nel breve termine, negli USA ciò significherebbe un cambio di regime dalla situazione leggermente restrittiva del 2025 prodotta dall’introduzione dei dazi.
- Nei Paesi Emergenti, la minor crescita in Cina (-0,5% sul 2025) ) e India (-0,9%) dovrebbe essere in parte compensata dal resto dell’Area, la cui dinamica del PIL è correlata all’andamento del prezzo delle commodity non energetiche, previsto ancora in salita nel 2026 (+7,5%). Ancora in discesa, invece, il prezzo del petrolio (-8,5%).
- Grazie anche al prezzo del petrolio, l’inflazione globale dovrebbe diminuire dal 4,1% stimato nel 2025 al 3,8% nel 2026 e ulteriormente al 3,4% nel 2027. Le proiezioni sull’inflazione prevedono un ritorno graduale all’obiettivo della FED negli Stati Uniti, mentre nella Zona Euro quello della BCE è già stato raggiunto.
- In questo contesto macro i mercati azionari hanno confermato il trend di crescita degli ultimi anni, con dei risultati di tutto rispetto (13,3% su 12 mesi e +76,7% sui 5 anni per lo S&P 500, +15,9% sui 12 mesi e +56,9% sui 5 anni per l’Euronext 100, al 5 febbraio 2026), in un ambiente finanziario caratterizzato però da multipli elevati.
